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La Festa di Ognissanti

I riti per la ricorrenza dei defunti iniziavano già il primo Novembre, giorno della festa di tutti i Santi, a mezzogiorno. Alle dodici di tale giorno si iniziavano a sentire nel paese i rintocchi a morto delle campane che suonavano con questo ritmo, fino alle ventiquattro del giorno dei morti, cioè del due Novembre. Agnese Pintus Agnese Pintus

In ogni casa venivano accese le candele o sas mariposas in suffragio delle anime dei propri defunti. Sas mariposas erano dei lumi particolari fatti in casa: si riempiva un bicchiere per metà d’acqua e per metà d’olio di lentischio(a quei tempi l’olio d’oliva lo possedevano solo i ricchi); quest’ultimo, essendo più leggero dell’acqua saliva in superficie; su questo si adagiava una piccola croce fatta di latta alle cui estremità si erano infilati dei pezzetti di sughero per farla galleggiare. Al centro veniva praticato un foro attraverso il quale venivano fatti passare dei fili di cotone che costituivano, una volta imbevuti d’olio, lo stoppino, una parte del quale stava sempre immersa nell’olio mentre la parte superiore veniva accesa e durava giorni e giorni finchè l’olio non era consumato. Graziella Mele Graziella Mele

Intanto i bambini uscivano di casa dopo aver preparato dei tovaglioli a cui venivano legate le cocche in diagonale, e si recavano di casa in casa a chiedere su mortu mortu.Tutti davano frutta secca, noci, nocciole, mandorle, melegrane, mele cotogne, pilarda ‘e pira (pere secche tagliate a metà e fatte essiccare al sole o al forno), fichi secchi, papassini, papassini di sapa (sciroppo di fichi d’india), pistiddu, o altri dolci fatti per questa ricorrenza. Quando il tovagliolo era pieno si andava a casa a svuotarlo e si continuava il giro per tutto il pomeriggio. Adelaide Campus Adelaide Campus

Il pomeriggio del giorno dei Santi le donne si recavano in cimitero per visitare le tombe dei loro cari e per pulirle. In quel periodo i morti venivano sepolti nella nuda terra su cui si poneva una misera croce di legno col nome del defunto: solo i ricchi avevano le tombe di marmo. Il due novembre sulle tombe si metteva un tappeto, si accendevano le candele e si adornavano con crisantemi che ognuno coltivava in barattoli di latta o nel proprio orticello. Il sacerdote passava a benedire solo le tombe dei defunti i cui familiari avevano dato un’offerta; nelle altre tombe passava dritto senza benedirle. Marco Livesu Marco Livesu

Al rientro dal cimitero le donne preparavano la cena che in questo giorno particolare consisteva negli gnocchetti fatti in casa, maccarrones iscovados,(gnocchi) conditi con sugo e formaggio pecorino. Dopo cena si imbandiva la tavola per i morti con una zuppiera piena di “maccarrones iscovados”ben conditi, pane, vino, formaggio e frutta di stagione o frutta secca, papassinos, che erano i dolci fatti in questo periodo, vino, acqua, caffè, zucchero e persino i sigari se il defunto della famiglia era maschio, o tabacco da fiuto se era femmina. Infatti era convinzione comune che la notte dei morti, questi tornassero alle loro case terrene a saziarsi solo col profumo delle vivande che dovevano trovare in tavola: in questo modo andavano via soddisfatti; altrimenti sarebbero tornati all’al di là dispiaciuti dicendo: “no appo accattadu mancu abba in sa brocca, (non ho trovato neanche acqua nella caraffa). Per tutta la notte si lasciava accesa “sa mariposa” per illuminare la stanza e veniva lasciata la porta aperta per permettere ai morti di entrare; si credeva che essi non entrassero se la casa era buia. L’indomani le vivande preparate per i morti venivano distribuite ai più poveri. Era convinzione comune che da mezzogiorno del giorno dei Santi fino a mezzogiorno di quello dei Morti le anime fossero libere dal Purgatorio, si diceva fora ‘e pena. Giovanna Pittalis Giovanna Pittalis

Feste e usanze di Orotelli (Festas e usanzias de Oroteddi)
Ricerca degli alunni della classe IV
Istituto Comprensivo Statale Scuola infanzia, elementare e media Orotelli
Anno scolastico 2006/2007
A cura dell’Insegnante Patrizia Rizzi

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