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Preparazione de Sa Sapa 'e Murisca

Nel mese di Settembre, quando i frutti del fico d’india sono maturi e rosseggiano al sole, uomini e donne si recavano agli orti detti de murisca, ossia dove c’erano molte piante di fichi d’india e in quel sito trasportavano tutto l’occorrente per fare sa sapa, cosa che richiedeva diversi giorni di lavoro. Gli uomini provvedevano a staccare i frutti dall’albero servendosi di un attrezzo chiamato su oddidore che loro stessi preparavano: spaccavano in quattro l’estremità di una canna e la tenevano aperta per mezzo di un tappo rotondo di sughero infilato al centro; poi legavano i pezzi con lo spago in modo da formare un bicchiere. Qualcuno per cogliere i frutti dall’albero usava come guanto una foglia di fico d’india privata delle spine. Costantino Nieddu Costantino Nieddu

I frutti messi nelle ceste si portavano in un punto e, quando se ne era raccolta una grande quantità, si spaccavano in due parti e si mettevano in su lapiolu, un contenitore di rame stagnato. Intanto si accendeva il fuoco per il quale donne e bambini avevano raccolto la legna. Poi si versava l’acqua nel pentolone e si metteva tutto sul fuoco. Il fuoco veniva alimentato in continuazione mentre le donne mescolavano sempre per far cuocere bene i frutti finchè non diventavano poltiglia. Questa operazione durava più di ventiquattro ore. Una volta fatto raffreddare questo composto veniva versato in sa cuna de iuta, (un canovaccio) e pigiato affinchè ne uscisse fuori tutto il liquido. Questo liquido si filtrava nuovamente nel setaccio a trame larghe e poi in quello più fitto, dopodichè si rimetteva a bollire sul fuoco; poiché si formava continuamente la schiuma in superficie, si schiumava di tanto in tanto usando s’isprumadore, ossia la schiumarola. La cottura continuava per ore finchè non si otteneva una sostanza scura, molto densa e ristretta, una sorta di miele nero. Questo lavoro durava anche tre giorni e tre notti a tempo continuato perché il liquido che bolliva doveva essere mescolato in continuazione. Una volta raffreddata sa sapa veniva conservata in barattoli di vetro o di latta, in luoghi asciutti e al buio. Si utilizzava poi per fare su pane de sapa, su pistiddu e sos papassinos. Simona Santoni Simona Santoni

Le persone che non avevano fichi d’india di loro proprietà li prendevano dai proprietari e dividevano il prodotto a metà. Questo lavoro era duro per gli adulti ma divertente per i bambini che si recavano in quei posti per sentire raccontare, nelle lunghe veglie notturne, storie di regine, di tesori nascosti e di spiriti. Emanuele Serra Emanuele Serra

Feste e usanze di Orotelli (Festas e usanzias de Oroteddi)
Ricerca degli alunni della classe IV
Istituto Comprensivo Statale Scuola infanzia, elementare e media Orotelli
Anno scolastico 2006/2007
A cura dell’Insegnante Patrizia Rizzi

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