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La Festa di Sant'Antonio

Sant’Antonio Abate è chiamato dagli orotellesi Sant’Antoni ‘e su vocu perché, secondo un’antica leggenda popolare, il santo sarebbe sceso all’inferno col suo maialetto e col bastone di ferula per portare il fuoco agli uomini. Qui avrebbe messo sul fuoco il bastone di ferula e, poiché essa brucia senza fumo e senza fiamme, avrebbe sottratto il fuoco ai diavoli, senza che essi se ne accorgessero e lo avrebbe portato sulla terra per donarlo agli uomini. Mattia Marteddu Mattia Marteddu

In quel tempo la terra era tutta ghiacciata e gli uomini stavano per morire dal freddo. Allora Sant’Antonio, tornato sulla terra, agitò il bastone dicendo: “focu focu, peri su locu, peri su mundu, focu iucundu” (fuoco, fuoco, in ogni luogo, in tutto il mondo, fuoco giocondo). Le scintille si sparpagliarono ovunque e così da quel giorno, anche sulla terra conobbero il fuoco. Luca Pilotto Luca Pilotto

La festa di Sant’Antonio si celebra il 17 gennaio. Nove giorni prima iniziavano i preparativi e la novena nell’omonima chiesetta. Numerosi devoti portavano con i carri i tronchi, i ciocchi e altra legna e la deponevano in un angolo della piazzetta antistante la chiesa. Tutti i ragazzini, di loro iniziativa, andavano nelle case a chiedere un pezzo di legna per il fuoco del Santo e nessuno si rifiutava di darla.

Tre giorni prima veniva allestita nella piazza una catasta di legna alta quanto le case e il 16 pomeriggio, giorno della vigilia, prima della messa il sacerdote accendeva il fuoco. Il priore e tantissime persone erano lì presenti. Terminata la messa il sacerdote benediceva il fuoco e poi faceva intorno la processione con tutti i fedeli che venivano benedetti insieme anche agli animali che molti portavano con grande devozione. Agnese Pintus (disegno a sinistra) e Raffaele Brau (disegno a destra) Agnese Pintus (disegno a sinistra) e Raffaele Brau (disegno a destra)

Alla fine della cerimonia religiosa si arrostivano salsicce, formaggio e si faceva una grande festa dove il priore offriva da mangiare e da bere a tutti i presenti. Poi si ballava e si cantava attorno al fuoco che ardeva per diversi giorni. Le donne andavano con le palette e prelevavano un po’ di brace che portavano a casa e spegnevano con l’acqua; poi conservavano i carboni come reliquia contro le insidie dei demoni e per preservare le abitazioni dagli incendi. Salvatore Pittalis Salvatore Pittalis

Molte persone, per ringraziare il Santo per grazia ricevuta o per invocarlo e chiedere grazie, preparavano su pane tundu, un pane fatto di semola, o su pistiddu, un dolce fatto con miele e buccia d’arancia; poi lo portavano in chiesa dove veniva benedetto e distribuito ai presenti dopo averlo dato a nove persone che portavano il nome del santo, a noes Antonis, (a nove persone che si chiamavano Antonio). Antonella Sedda Antonella Sedda

Feste e usanze di Orotelli (Festas e usanzias de Oroteddi)
Ricerca degli alunni della classe IV
Istituto Comprensivo Statale Scuola infanzia, elementare e media Orotelli
Anno scolastico 2006/2007
A cura dell’Insegnante Patrizia Rizzi

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